Prologo (seconda parte)
Mi sono stancata. Di vivere così. Tra una tazzina e l'altra. Sempre la stessa. Sempre la solita consistenza. Seppur tanto amata. Ho due tappe fisse quotidiane. La prima. Quella della moka di casa. Famigliare. Conosciuta. La seconda. Quella dell'ufficio. L'infallibile macchinetta a cialde. Nota anch'essa. Promettente ed accessibile. Una dose quotidiana di caffeina. Irrinunciabile. Le amo. Entrambe. Senza di loro, come potrei sopravvivere alle giornate? Sono il mio sale. Il mio sole. Il mio io e dio. Che me ne faccio di un pene se ho il caffè? Ho scelto la via e la vita della zitella frigida. Che me ne frega? Io sono soddisfatta. Il sesso per la maggior parte delle volte è sopravvalutato. È noioso. E sudato. Ma ciò che non delude mai. Anche perché non suda. È il caffè. Il mio amato. Bellissimo. Nerissimo. Amarissimo. Caffè. Dicevo. Che comunque un po' mi sono stancata. Una vita prevedibilmente sicura. Una vita priva di sorprese. Una vita fatta di routine irrinunciabili, certo. Ma pur sempre prevedibili, dicevo. Sono in una fase di apatica noia. Ho bisogno di sorprese. Di stimoli. Ho bisogno di scoprire nuovi caffè. Nuove emozioni. Nuovo intensi sapori. Ed ecco. Ho avuto l'illuminazione. Ho ricevuto la chiamata. Sonderò tutti i caffè di ogni bar della mia città. Nessuno escluso. Li proverò e li catalogherò tutti. Un progetto ambizioso, lo so. Me ne rendo conto. Ma io sono Ilda. Sono perfetta. Depressa. Posso fare qualsiasi cosa. Mi chiamo Ilda. E amo il caffè. Che fare se uno nasce con una passione siffatta? Non gli resta che provare ogni caffè. E così farò. Io sono Ilda. Amo il caffè. E da oggi li proverò tutti. Ovviamente, accompagnati da una simpatica brioches. #staytuned

